“Stringo, ma non sento quasi nulla.”
Oppure senti soprattutto i glutei, la pancia o ti accorgi che trattieni il respiro.
Il mio approccio
Dott.ssa Ostetrica.
Il mio modo di lavorare parte da una convinzione semplice: prima di decidere cosa far fare a un corpo, voglio capire come quel corpo sta funzionando.
Per questo non parto automaticamente da una serie di esercizi. Parto dall’ascolto della tua storia e dalla valutazione della funzione.
Mi occupo di valutazione e percorsi dedicati al pavimento pelvico.
Quando pertinente, può offrirmi una seconda chiave di osservazione della persona, senza sostituire la valutazione sanitaria.
Può essere uno strumento complementare in specifici percorsi, mantenendo chiaro il ruolo di ogni approccio.
Dott.ssa Ostetrica Marta Ruffino · Pavimento pelvico
Potrebbe non essere semplicemente una questione di stringere più forte.
Il pavimento pelvico deve saper attivarsi, rilasciarsi, coordinarsi e adattarsi alle diverse situazioni.
Se senti dolore, peso, tensione, perdite oppure fai fatica anche solo a percepirlo, una valutazione può aiutarti ad approfondire come sta funzionando nel tuo caso.
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Segnali e dubbi
A volte il primo segnale non ha un nome preciso. È semplicemente qualcosa che senti.
“Stringo, ma non sento quasi nulla.”
Oppure senti soprattutto i glutei, la pancia o ti accorgi che trattieni il respiro.
“Mi sento sempre molto contratta.”
E magari pensi che questo significhi avere un pavimento pelvico forte.
“Sento peso o come una pallina nella vagina.”
Forse soprattutto dopo molte ore in piedi o alla fine della giornata.
“Durante i rapporti provo dolore.”
Oppure il tuo corpo sembra irrigidirsi proprio quando vorresti lasciarlo andare.
“Durante una visita mi dicono di rilassarmi, ma mi irrigidisco ancora di più.”
E non è sufficiente sentirti dire semplicemente “rilassati”.
“Ho perdite e penso che debba solo rinforzare.”
Ma prima di scegliere l’esercizio può essere utile capire come sta lavorando tutto il sistema.
“Non mi lubrifico più come prima.”
E magari hai iniziato a chiederti se questo significhi che sia cambiato anche il tuo desiderio.
“Sono incinta e mi hanno detto di allenare il pavimento pelvico.”
Ma durante il parto questo distretto deve anche sapersi adattare e lasciare andare.
Situazioni diverse possono avere bisogno di osservazioni diverse.
Non devi essere tu a capire da sola se il tuo pavimento pelvico è “debole”, “forte” o “troppo contratto”.
Capire prima di allenare
Quando si parla di pavimento pelvico si sente spesso dire: “Devi rinforzarlo.”
Ma la forza è soltanto una parte del suo funzionamento. Per questo una sensazione, da sola, non basta sempre a dirci cosa stia succedendo.
Riuscire a sentire e riconoscere il movimento fa parte della funzione.
Contrarre quando serve non significa semplicemente stringere più forte.
Anche la capacità di lasciare andare può essere importante.
La funzione non riguarda solo un singolo gesto, ma anche come viene mantenuto.
Respiro, muscoli e pressione devono potersi organizzare insieme.
Il pavimento pelvico risponde a situazioni e richieste diverse durante la giornata.
E allora, come fai a sapere cosa sta facendo davvero il tuo pavimento pelvico?
È proprio questa la domanda da cui parte una valutazione.
Priorità altissima
“Forse devo stringere più forte.”
Non necessariamente.
Se mentre provi a contrarre senti soprattutto glutei, addome oppure ti accorgi di trattenere il respiro, può essere utile osservare come stai eseguendo quel movimento, non semplicemente aumentarne l’intensità.
La percezione e la coordinazione fanno parte del lavoro tanto quanto la forza.
Il punto non è fare più esercizi. Il punto è capire quale movimento stai realmente facendo.
Priorità altissima
“Sono molto contratta, quindi sono forte?”
Un muscolo può mantenere molta tensione e, allo stesso tempo, non riuscire a lavorare in modo efficace quando gli viene richiesto.
Per questo è utile distinguere aspetti diversi come tono, forza, rilascio, resistenza e coordinazione.
Prima dell’esercizio viene la comprensione.
Priorità altissima
“Mi sta scendendo qualcosa? Dovrò essere operata?”
È una sensazione che merita ascolto, non panico.
Sentire peso, ingombro o una sensazione simile a una “pallina”, da solo, non permette di stabilire cosa stia succedendo né quale trattamento sia necessario. Anche il momento in cui compare può essere un’informazione importante.
Tra ignorare quello che senti e immaginare subito lo scenario peggiore c’è una possibilità più utile: capire.
Priorità altissima
“Mi dicono di rilassarmi, ma il mio corpo si chiude.”
Quando c’è dolore, una delle domande è certamente “dove?”, ma non è l’unica. Può essere importante capire quando compare, come viene percepito, se il corpo tende a irrigidirsi e come il pavimento pelvico riesce ad attivarsi e a rilasciarsi.
Sapere di doversi rilassare e riuscire davvero a farlo non sono la stessa cosa.
Una valutazione serve ad approfondire il tuo caso individuale con gradualità e rispetto.
Priorità alta
“Se non mi lubrifico più, significa che non desidero più?”
L’esperienza sessuale è più complessa. Tessuti, ormoni, eccitazione, dolore, pavimento pelvico e vissuto personale possono intrecciarsi in modi diversi.
Per questo non è utile ridurre tutto a una sola spiegazione.
Se sono presenti dolore, fastidio o modificazioni che interferiscono con la sessualità, la valutazione del pavimento pelvico può essere uno degli elementi utili per approfondire la situazione, insieme agli eventuali approfondimenti medici appropriati.
Priorità alta
“Devo rinforzarlo prima del parto?”
Durante il parto il pavimento pelvico dovrà anche essere capace di adattarsi, allungarsi e lasciare andare.
Per questo lavorare sulla percezione del corpo, sulla respirazione e sulla capacità di rilassamento può essere importante tanto quanto parlare di forza.
Anche qui non esiste un programma identico per tutte. Si parte dalla persona.
La prima valutazione
È proprio per questo che si parte da una valutazione.
Quando è iniziato, quando compare, cosa senti, cosa lo modifica, cosa hai già provato e ciò che per te rappresenta realmente un problema nella quotidianità.
In base alla situazione possono essere approfonditi aspetti come percezione, respirazione, capacità di attivazione, capacità di rilascio, tono, coordinazione e risposta agli sforzi.
L’obiettivo è anche aiutarti a conoscere meglio il tuo corpo e comprendere ciò su cui può essere utile lavorare.
Solo dopo la valutazione viene definito l’eventuale percorso individuale.
[INFORMAZIONE DA FORNIRE: descrivere con precisione quali parti della valutazione esterna vengono normalmente effettuate.]
[INFORMAZIONE DA FORNIRE: specificare se, quando e con quali modalità può essere proposta una valutazione interna e come viene gestito il consenso.]
[INFORMAZIONE DA FORNIRE: durata e costo da pubblicare sul sito, se desiderato.]
Elemento identitario
Il sintomo può essere locale. Lo sguardo professionale può essere più ampio.
Nel mio lavoro il pavimento pelvico rimane il centro della valutazione quando è quello il motivo per cui vieni da me.
Quando pertinente, posso osservare anche elementi collegati al modo in cui il corpo si organizza e si muove. La mia formazione in riflessologia plantare psicosomatica mi offre inoltre una seconda chiave di osservazione della persona.
Le due prospettive non vengono confuse: una lettura riflessologica non sostituisce una valutazione sanitaria e non permette, da sola, di diagnosticare una condizione del pavimento pelvico.
Domande frequenti
Le sensazioni possono fornire informazioni, ma non sempre permettono di capire con certezza come stia funzionando il pavimento pelvico. Una persona può avere difficoltà di forza, di rilascio, di coordinazione o di percezione. La valutazione serve proprio ad approfondire questi aspetti prima di scegliere il lavoro più adatto.
Non necessariamente. Tono e forza non sono la stessa cosa. Un muscolo può mantenere molta tensione e non essere altrettanto efficace quando deve contrarsi, resistere, coordinarsi o rilasciarsi.
Non automaticamente. Il termine “prolasso” da solo non dice quale esercizio sia appropriato per quella persona. È utile considerare diversi elementi, tra cui funzione muscolare, capacità di rilascio e coordinazione, gestione delle pressioni e sintomi.
No: quella sensazione, da sola, non permette né di stabilire con certezza cosa sia né di prevedere quale trattamento sarà necessario. Merita però di essere approfondita. Quando necessario, la valutazione del pavimento pelvico può essere integrata con quella del ginecologo o di altre figure sanitarie.
Non necessariamente. Il dolore durante la penetrazione può essere influenzato da fattori diversi. Per questo è più utile approfondire il sintomo e la funzione del pavimento pelvico piuttosto che attribuirlo automaticamente alle dimensioni o al fatto di essere “troppo stretta”.
[INFORMAZIONE DA FORNIRE: politica professionale di Marta sulla valutazione interna, consenso e alternative quando non è possibile o desiderata.]
[INFORMAZIONE DA FORNIRE: descrivere la modalità di Marta nella gestione della valutazione in presenza di dolore e la possibilità di interrompere o modificare l’esame.]
Alcuni sintomi urinari possono avere cause differenti e non vanno attribuiti automaticamente al pavimento pelvico. In presenza di sintomi compatibili con infezioni o altre condizioni mediche è importante effettuare gli approfondimenti appropriati. Successivamente, quando indicato, può essere utile valutare anche il funzionamento del pavimento pelvico.
“Allenarlo” non significa necessariamente soltanto contrarlo. Durante la gravidanza può essere utile lavorare anche su percezione, respirazione, coordinazione e capacità di rilassamento, in funzione della situazione individuale.
Non devi scegliere da sola una tecnica. Se il tuo dubbio riguarda il pavimento pelvico, puoi partire dalla prima valutazione: è il momento dedicato ad approfondire la situazione e decidere successivamente quale percorso possa essere appropriato.
Il passo successivo
Puoi partire da una domanda molto più semplice: “Come sta funzionando nel mio caso?”
La prima valutazione serve ad approfondire proprio questo.
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